Le castagne  e i marroni sono sicuramente i frutti più caratteristici dell’autunno in montagna e maturano nel mese di ottobre. Spesso venivano chiamati “il pane dei poveri”. In passato, infatti, in montagna il cibo scarseggiava  poiché la terra era difficile da coltivare; le castagne, consumate fresche o essiccate e ridotte in farina, erano fondamentali per la sopravvivenza!


Sagre e feste    

Festa delle castagne a Durlo: 3° weekend di ottobre
Festa dei Maruni a Alvese: 4° weekend di ottobre

 

  

  

 Ricci

I frutti del castagno  

Quella tra uomo e castagno è un’amicizia che dura da secoli, e che ogni autunno, tra ottobre e novembre, puntualmente si rinnova. Prima dell’arrivo del mais, della patata e dei fagioli dalle Americhe, i suoi frutti erano fondamentali per la povera gente, specialmente durante i lunghi e gelidi inverni in montagna.

I Latini le chiamavano “ghiande di Zeus”, un cibo degno degli dei. Oggi li conosciamo come marroni e castagne, o marùni e castégne nel dialetto locale. Ridotti in farina, diventavano pane e polenta, rifugio dei poveri in tempo di carestia perché molto nutrienti: non a caso, sin dal medioevo sono detti anche “pane dei poveri”.  

 

 

I marroni

 

Attraverso gli innesti, l’uomo ha selezionato e diversificato la qualità e la varietà delle castagne, ottenendo frutti sempre migliori. I marroni sono la varietà più pregiata della castagna perché sono caratterizzati da una pezzatura più grossa, si sbucciano più facilmente e al loro interno rimangono interi (cioè la pellicola divisoria interna, detta “episperma”, non penetra nella polpa). Ne esistono numerose varietà, che pur assomigliandosi si differenziano per sapore, forma e polpa. Tuttavia non tutti i frutti a grossa pezzatura si possono definire marroni, bensì solo quelli che maturano nel numero di uno solo per riccio.  

Anche della comune castagna esistono molte varietà diverse. In genere, comunque, la castagna si contraddistingue per la pezzatura ridotta e per la pellicola che penetra in profondità nell’interno della polpa, in qualche caso fino a dividerla. Inoltre in ciascun riccio maturano due o tre frutti.

 castagne

Castagne arrostite

 

Mangiare castagne e marroni  

L’affetto della gente per questi frutti, simbolo per eccellenza dell’autunno, è tuttora molto vivo. Tanto le castagne quanto i marroni si possono consumare bolliti o anche brustolà (come caldarroste) e volendo anche crudi.  

 

Brustolàre sul fuoco un po’ di marroni o di castagne è sempre un ottimo modo per stare in compagnia e rallegrare qualche fredda giornata invernale, specie se si accompagnano le caldarroste con un sorso di buon vino novello. È importante però ricordare che prima di metterle sul fuoco nella padella bucherellata è necessario praticare una piccola incisione sulla buccia, per evitare che l’acqua al loro interno, evaporando, le faccia scoppiare.  

 

Il miele di castagno, inoltre è un potente rimedio contro la tosse e i mali della stagione fredda.

Non bisogna poi dimenticare le stracaganàsse, cioè castagne che venivano essiccate e diventavano durissime, così da potersi conservare per mesi: non davano la certezza di riempirsi lo stomaco, ma mettendo a dura prova le mascelle (in dialetto ganàsse, da cui il nome) almeno aiutavano a tenere a bada la fame per tutto l’inverno. Le castagne secche hanno anche ispirato un detto popolare, che si riferisce a qualcosa che non vale niente:
“El vale ‘na brancà de stracaganàsse!”

 

Con la farina di castagne, infine, oltre a pane e polenta, si possono preparare molti piatti e svariati dolci.

 

La conservazione

La surgelazione è il metodo di conservazione più semplice, comodo e che permette di consumare marroni e castagne tutto l’anno, ma i frutti devono essere freschi e perfettamente sani.  

La tradizione però suggerisce altri metodi, come l’essicazione e la “ricciaia” (rissàra in dialetto). Si può aspettare che i ricci sull’albero si aprano lasciando che i tesori che celano cadano da soli, per poi raccoglierli, oppure si possono “battere” i rami con delle pertiche molto lunghe prima che siano maturi. In questo modo, quando i ricci cadono a terra, vengono ammucchiati con dei rastrelli e portati a casa intatti, per poi rimanere in cantina al buio coperti di rami e foglie secche: così castagne e marroni al loro interno possono essere conservati molto a lungo.

 

Castagni secolari

Il castagno: Castanea sativa, l’“albero del pane” 

Da queste parti viene chiamato castegnàra o maronàro, anche cantìle (facendo riferimento al legno dell’albero). Sono molti i nomi con cui la tradizione contadina ce lo fa conoscere, ma si tratta sempre del comune castagno, l’“albero del pane”, una pianta maestosa, di origini antichissime e di grandi dimensioni appartenente alla famiglia delle Fagaceae, che si dice provenga dall’Asia occidentale (l’odierno Iran). Il suo nome sembra derivare da Kastanis, un’antica città del Ponto dove era intensamente coltivato.

Nei boschi della Lessinia Vicentina quest’albero è molto diffuso, e ciò si può ben notare nel mese di giugno, quando i castagni sono in fiore.

L’uomo coltiva il castagno da secoli per i suoi frutti nutrienti e per il legname, impiegato molto spesso come legno strutturale perché durevole e resistente all’umidità, ma anche adatto alla realizzazione di vari manufatti perché facilmente lavorabile. In passato i suoi dolci frutti, castagne e marroni, sono stati uno degli elementi principali nell’alimentazione della gente di montagna, come è stato anche per gli abitanti delle nostre contrade, in un passato che non è poi così lontano.

Il castagno è una pianta monoica (troviamo sia i fiori maschili che femminili sullo stesso albero). Predilige un clima mite, infatti lo troviamo in zone collinari e pedemontane e cresce rigoglioso fino a 1000 metri s.l.m.

È un albero imponente che può raggiungere i 35 metri; il massimo splendore vegetativo si ha intorno ai 50 anni di età. La corteccia delle piante giovani è liscia e grigiastra, mentre in seguito diventa bruna e screpolata, fino a che il tronco massiccio e duro non assume il caratteristico aspetto contorto e nodoso che ha ispirato storie, saghe e leggende di ogni genere sin dall’antichità. Nelle cavità che spesso si formano nel tronco trovano rifugio molti animali del bosco, come volpi, tassi, scoiattoli e ghiri.

Il castagno è tra gli alberi europei più longevi, tant’è che se ne conoscono con più di mille anni d’età. Passeggiare tra i castagni, sotto le loro vaste chiome verdeggianti, fa respirare un’atmosfera di serenità e di solennità. Il sottobosco dei castagni, inoltre, è un terreno ideale per trovare prelibate specie di funghi, tra cui ottimi porcini.

 

 

L’unico nemico che il castagno e il maronaro secolare temono, oltre all’uomo che talvolta li abbatte per ricavarne mobili e tavoli, è la neve dell’inverno: con il suo peso essa riesce a spezzarne i grossi rami, e a volte persino a sradicare l’intero albero. Così può accadere che l’immensa pianta cada rovinosamente al suolo, producendo un boato tremendo, ma durante la nevicata nessuno si trova lì nel bosco per poterlo sentire.

 

 

Giovane castagno in fiore